Rudimenti di StoriaSdC e Autodifesa

Il KRAV MAGA – La Storia e l’evoluzione

Il Krav Maga è un sistema di combattimento e autodifesa che trova le proprie origini in ambienti militari israeliani nella prima metà del ‘900, e che ha avuto il suo sviluppo intorno agli anni’70 sia in Israele stesso, che in Europa, in particolare in Francia.

Il termine “Krav Maga” significa, in israeliano, “combattimento con contatto/combattimento ravvicinato.

Non si può definire un’arte marziale vera e propria, ma prende in prestito alcune tecniche da varie arti marziali e non (Judo, Kick Boxing, Ju-Jitsu, Kali Filippino, Boxe), per riadattarle alla realtà “di strada” (questo almeno è l’intento), modificandole e/o semplificandole, in generale cambiandole o adattandole, con l’obiettivo di creare un sistema di autodifesa di facile e rapido apprendimento e di una notevole quanto immediata efficacia.

Le origini di questo sistema  sono da imputare a Imi Lichtenfeld, ufficiale dell’esercito israeliano al quale, nel 1944, fu chiesto di addestrare l’esercito del nascente stato ebraico.

Lichtenfeld, nato a Budapest nel 1910, era stato, in gioventù, campione di lotta libera e boxe, praticando arti marziali come Ju jitsu e Judo. Negli anni ’30, a seguito  delle persecuzioni da parte dei nazisti nei confronti degli Ebrei anche a Bratislava, città in cui viveva,  Lichtenfeld affrontò con altri lottatori della sua estrazione etnica  gli aggressori, e sono state  proprio queste circostanze a spingerlo a sviluppare un sistema di combattimento che  fosse adatto ad affrontare i pericoli provenienti dalla strada.

L’esperienza di Lichtenfeld , insieme al contesto militare da cui veniva (e viene tuttora) insegnato, ha influenzato  molto la filosofia del Krav Maga. Infatti questo sistema considera il combattimento puntando alla neutralizzazione parziale o totale dell’avversario nel più breve tempo possibile, includendo punti vitali del corpo quali occhi, genitali, carotide e più genericamente quei punti tradizionalmente utilizzati nelle arti marziali ma con le evoluzioni storiche e sportive, diventate intoccabili o poco studiate nella maggior parte dei casi.

L’influenza dell’ambito militare è ancora più evidente se si pensa che, assieme alle tecniche di difesa personale da un aggressione a mani nude, il Krav Maga comprende anche tecniche di difesa e disarmo da aggressioni con armi bianche (coltelli e bastoni) e armi da fuoco (in realtà queste ultime vengono insegnate alle forze speciali in determinate circostanze, nello specifico in ambienti dove lo spazio e piccolo ed è possibile sfruttare l’effetto “sorpresa”:  si prenda, ad esempio, un corridoio di un aereo in cui un dirottatore indietreggia puntando una pistola contro i passeggeri in uno spazio molto limitato, in cui il terrorista stesso non sa chi dei passeggeri è addestrato a questo genere di scenari ).

Sebbene, quindi, il Krav Maga tragga origini dagli sport di combattimento e dalle arti marziali, non si può definire tale poiché non associa alcuna filosofia alle tecniche, e non include forme e studio di base quali Khion o Kata. Inoltre, data l’assenza di regole condivise, non può dare luogo una competizione sportiva per questa disciplina di  attacco e difesa.

 

Questo sistema di combattimento, prevede come in alcune arti marziali un approccio volto ad anticipare le tecniche dell’avversario (vedi articolo sen no sen) con determinazione e al tempo stesso con un atteggiamento che potremo definire aggressivo. L’obiettivo non è “educativo” ma prevede sempre la finalizzazione dell’avversario. L’insegnamento o l’apprendimento di questo sistema deve essere sempre affrontato con cautela poiché, se male utilizzato (in modo non proporzionale ad una vera necessità di pericolo) potrebbe comportare risvolti negativi in termini di giustizia penale. Pertanto, in ambito civile, il Krav Maga al pari delle arti marziali, dovrebbe essere insegnato da istruttori esperti per essere utilizzato solo in caso di una reale minaccia per la propria vita, non a caso nei corsi vengono spesso simulate vere e proprie aggressioni quali tentativi di stupro, rapine a mano armata, aggressioni e violenze tipiche da strada.

In sintesi questo sistema da combattimento, di recente escluso dagli sport del CONI ha una storia interessantissima e la sua efficacia, nelle mani di atleti preparati è indiscutibile. Tuttavia, deve essere, alla stregua delle arti marziali, insegnata nel giusto contesto e da un istruttore qualificato che possa trasmettere agli allievi oltre alle semplici tecniche anche i rischi e le conseguenze del suo utilizzo.

un ringraziamento particolare a Marco Di Mauro per l’attiva contribuzione all’articolo.