anche il viaggio più lungo comincia con un passo

Un saggio cinese ha detto: “anche il viaggio più lungo comincia con il primo passo”.

Ma cosa succede quando il viaggio si interrompe? Quando intervengono le scuse, gli impegni, il lavoro, la pigrizia, la stanchezza, la distanza?

E ancora, quanta forza interiore serve per mantenere la costanza, la disciplina, l’impegno, la determinazione?

Può sembrare forse che un allenamento al dojo sia una qualunque attività sportiva praticata per tenersi in forma e imparare qualcosa di nuovo, ma in realtà è qualcosa di molto più profondo. Noi lo abbiamo capito proprio quando il viaggio si è interrotto.

Quando è successo, ci ha permesso di dare un nuovo senso alla mancanza. La mancanza può essere non indossare un gi, non potersi confrontare con i compagni di un dojo per capire i propri errori e addirittura, si può anche arrivare a sentire nostalgia per gli acciacchi che derivano dall’aver tirato quella tecnica un centinaio di volte, per cercare di migliorarla.

Ricominciare non è facile, ma rimettersi in gioco è indispensabile per crescere. Fare quel primo passo ancora e ancora, anche se si crede di aver fallito, anche se si crede di essere fisicamente inadatti, di essere troppo grandi, di non poter reggere il confronto con gli altri, o perché si pensa di non poter fare altri progressi.

Le arti marziali permettono a chiunque in qualsiasi momento di intraprendere quel viaggio.

E con rispetto per il saggio cinese, ci concediamo la licenza poetica di dire che il viaggio può ricominciare, con secondi, terzi primi passi. Poiché è scritto che la via del guerriero è una sola e che dura tutta una vita, ma non necessariamente è per tutti una strada diretta verso i propri obiettivi e che ciò che ci rende guerrieri è anche il valore di ricominciare.

 

Un maestro zen diceva: “ quando uno deve attraversare un fiume con la zattera comincia la sua traversata, ma poi perde di vista il suo obiettivo. Rimane sulla zattera, perché essa è diventata il suo scopo.”

Attraversare il fiume

Lo scopo, attraversare il fiume, potrebbe essere prendere una cintura nera, diventare kuro obi, e se il viaggio è lungo e tortuoso e porta a combattere e sfidare i propri limiti si può perdere il senso di tutta la fatica, l’abnegazione e i sacrifici che il percorso comporta. Ma il punto è la zattera. Lo scopo è dedicare il proprio tempo a qualcosa che si ama, a qualcosa che si può fare, sebbene con degli sforzi, ma che dà soddisfazione. Il percorso stesso è racchiuso in ogni ora trascorsa a lezione, in ogni goccia di sudore versata per migliorare sé stessi, in ogni piccola conquista ottenuta giorno per giorno. Una volta mi dissero che la cintura gialla è la più importante, e da allora l’ho portata per ben tre volte, ogni volta in modo diverso, ogni volta vivendola come un nuovo inizio.

Buon allenamento

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