I NOMI DELLE TECNICHE

I NOMI ORIGINALI DELLE TECNICHE e l’evoluzione marziale

Originariamente le tecniche delle arti marziali erano denominate o sarebbe meglio dire ricordate,  tramite l’utilizzo di una raffigurazione per immagini che richiamasse subito alla mente il determinato movimento  o la sequenza di movimenti.

Trattando  tecniche di percussione con le mani, uno TSUKI  un colpo di pugno, meglio se con una sola nocca, era individuato con “La Fenice Becca Una Perla (o Un Orecchino) e il NIHON NUKITE,  un colpo con le dita delle mani tese e serrate, “La Spada Segreta”.

La raffigurazione per immagini di una determinata tecnica diventava ancor più necessaria quando questa era composta da una sequenza di movimenti come per le proiezioni ad esempio

O SOTO GARI  proiezione  tirando il braccio e spingendo il torace diventava “L’Uomo Zoppo Mostra La Sua Cortesia” .

Dal Bubishi alle arti marziali moderne, abbiamo trasformazioni e specializzazioni funzionali di nomi e di stili marziali.

Partendo dal jujutsu e dalle sue tecniche di rottura degli arti utilizzati sui campi di battaglia sino ad arrivare ai diversi sport da combattimento odierni e all’agonismo marziale. Dalle proiezioni del judo moderno epurate delle tecniche più pericolose anche negli allenamenti e volte ad una pura concentrazione dell’energia propria e dell’avversario passando per i mawashi geri agli ura mawashi del karate moderno (probabilmente olimpico), la rappresentazione delle tecniche ha preso nomi grossomodo univoci per gli stili giapponesi. Va precisato che l’introduzione delle arti marziali miste (MMA) ha ancora una volta modificato i nomi, così morote gari calato nel circuito UFC diventa ancora una volta qualcosa di raffigurativo simile a “presa doppia alla gamba”.

Staremo a vedere, probabilmente come sempre, si studia l’antico per evolvere il nuovo.

Buon allenamento.

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